CENNI STORICI SU MONREALE

Territorio



FOTO ARCHIVIO STORICO COMUNALE "G. SCHIRO'"

IMMAGINI storiche di MONREALE

















OGGI



Monreale, situata alle pendici del Monte Caputo in posizione panoramica sui declivi della "Conca d'Oro"- una volta abbondantemente profumata dalla zàgara d'arancio e di limone - si arrampica fino a quasi 350m dal livello del mare.





La cittadina trae le sue origini da un antico villaggio arabo, "Bahalarà" o "Bulchar".
La zona era una grande riserva di caccia dei re Normanni e loro dimora preferita. I Normanni, guidati dai figli di Tancredi di Altavilla, Roberto il Guiscardo prima e Ruggero I (il gran conte) poi, riescono a fronteggiare l'impero d'oriente.
La conquista della Sicilia che fin dall'827 si trovava sotto gli arabi, ha inizio ad opera di Ruggero il più piccolo dei fratelli Altavilla. Con una campagna durata 30 anni, favorito dalla discordia degli arabi e appoggiato dalla popolazione latino cattolica, Ruggero s'impadronisce dell'isola.
Sbarcati in Sicilia nel 1060, "ricristianizzarono e rilatinizzarono" l'isola. 
Questa politica "pratica e lungimirante" viene ripresa da Ruggero II figlio del Gran Conte. 
Il prestigio di Ruggero II raggiunge l'apogeo quando egli, per i servigi resi alla Chiesa nel 1098 come gratitudine ottiene  dal papa Urbano I "l'Apostolica Legazia" secondo la quale il re di Sicilia poteva nominare direttamente i Vescovi siciliani.

A re Ruggero che regnò dal 1130 al 1154, successero  Guglielmo I detto il Malo (1154-1166) e Guglielmo II detto il Buono (1166-1189). Le loro tombe ancora oggi si trovano all'interno del Duomo.
                                                                                                                     

 Tomba di Guglielmo detto  il Malo




Tomba di Guglielmo detto  il Buono




DAL LIBRO  DI DON LUIGI LELLO
 <HISTORIA DELLA CHIESA DI MONREALE>

Nel 1578 l'Arcivescovo Testa fece trasportare il corpo del re Guglielmo II di Sicilia, "cognominato" il Buono, fondatore della Chiesa di Monreale, che faceva ignobilmente sul pavimento della chiesa da un deposito di mattoni; in una sepoltura di marmo posta in mezzo della tribuna maggiore, dove si gira da tutti i lati, e fabbricata da lui con molta spesa. Ha due gradi di marmo, sopra i quali posa una cassa similmente di marmo con le sue mensole lavorate di fregi intagliati a fogliami messi a oro che la guarniscono. Ha sopra gli angoli quattro palle di mischio che mettono in mano il coperchio fatto a piramide che sostiene una croce di marmo fra due palle simili all'altre. Negli otto angoli dei due gradi sono otto colonne di marmo con un orizzonte della banda dei scaccbi dell'arme del re, che sono ancora dipinte in certi ferri che circondano la sepoltura posti fra i capitelli delle colonne e le palle. Da capo e da piedi sono l'arme del re e dell'Arcivescovo.
Da un lato della piramide è scritto parte del motto, che i Re Guiscardi sempre usarono dopo una gran vittoria ottenuta dal Re Ruggieri contra i Saraceni


Re Guglielmo


                                                                                                                                                    
Guglielmo II detto il Buono, figlio di Guglielmo I e di Margherita di Navarra.
Alla morte del padre, salì sul trono appena dodicenne nel 1166 sotto la tutela della madre e da un consiglio di reggenza. Incoronato re nel 1171, Guglielmo seppe conquistarsi la benevolenza del popolo e dimostrare un importante ruolo internazionale. 

Rudi guerrieri e abili politici, i Normanni furono occupati in un progetto di conquista dell'Italia meridionale attuata pacificamente e gradualmente.
La loro politica, mira a favorire l'elemento latino-germanico senza soffocare quello orientale nè quello arabo-islamico, perciò la Sicilia sarebbe stata "romana nella religione, essenzialmente latina nel gruppo linguistico ed europea occidentale nella cultura". La monarchia polarizza attorno a sè genti, leggi, costumi di origine diversa.
Lo Stato viene considerato principale sostenitore dell'iniziativa ed il re, per diritto divino, ne è al vertice, mentre il popolo vedrà in lui il principale difensore e perciò gli sarà fedele. Attorno al re, la famiglia regale e la Curia, organo di governo. Si tiene annualmente un parlamento per le decisioni importanti e le cause più gravi. La compagine sociale appare divisa in classi: ancora non è sorta un'economia in cui il lavoro viene liberamente contrattato e prestato; la classe dei villani è vincolata all'obbligo di un servizio da prestarsi. I borghesi sono invece proprietari di terre che coltivano per proprio conto. Palermo e la corte reale, rappresenta la capitale di questo Stato che viene considerato la fonte delle iniziative e sostenitore di esse. Obiettivo principale della politica interna dei sovrani normanni è la restaurazione del cristianesimo, favorendo l'elemento latino e servendosi della Chiesa come migliore strumento.
Il re Normanno accorda le sue preferenze per il territorio monrealese, le cui origini coincidono con il sorgere dell'abbazia-vescovato ed il formarsi successivamente, di un agglomerato urbano.
Re Guglielmo,   concretizzerà quel famoso "sogno" con la magnifica realizzazione architettonica del Duomo.



                                                                                                              
La leggenda 
racconta che la Vergine rivela in sogno al re Normanno Guglielmo II, assopitosi ai piedi di un carrubo, stanco dalle fatiche della caccia, l'esistenza di un tesoro col quale egli avrebbe dovuto innalzare un tempio da dedicare a Lei.
piazza Guglielmo II - Al centro la statua della Madonna - 
Il re, per risolvere la questione musulmana, fa costruire contemporaneamente l'annesso Chiostro dei Benedettini, l'ex Monastero, il Dormitorio. 
Duomo                                         Chiostro        ex Monastero


interno del Chiostro
interno ex Dormitorio

Torre Belvedere

Cinge l'intero Complesso di mura e torri in modo da realizzare una fortezza con posizione strategica di difesa alle spalle della capitale.
Le tesi discordanti degli studiosi del passato (Romualdo Salernitano, Vito Amico, Rocco Pirro, Fraancesco Testa, Gravina) sostengono invece che già prima di Guglielmo esistevano precedenti costruzioni e che il re normanno avrebbe ripristinato anzichè gettato le fondamenta.
Egli intendeva convertire i saraceni alla religione cristiana, difendere il territorio da eventuali attacchi nemici.
La creazione di Guglielmo rappresenta il momento culminante della compenetrazione attuata dai Normanni in Sicilia dei tre elementi latino occidentale, bizantino-orientale, arabo-islamico.
Ne danno prova la politica, l'architettura, l'aspetto linguistico.
I lavori hanno inizio nel 1172. Papa Alessandro III con la Bolla "Attendentes quomodo" del 29 dicembre 1174 accorda all'abbazia importanti privilegi spirituali. Il monastero è messo alle dirette dipendenze della Santa Sede.
I privilegi concessi al Monastero favorirono l'afflusso delle popolazioni vicine e Monreale diviene un vero e proprio centro abitato.
Gli abitanti, dapprima si concentrano attorno al Complesso monumentale con servi della gleba, custodi del parco regio, familiari e servi dei monaci.
L'Arcivescovo, abate del monastero aveva, come alto Signore temporale, la giurisdizione civile e penale sulla città e terre della diocesi.
Nel 1176 re Guglielmo riceve 100 monaci benedettini provenienti da Cava dei Tirreni, guidati dall'abbate Teobaldo approdati in Sicilia con un trireme, esperti copiatori di antichi testi, lavoro importante, prima della stampa del libro,  per la diffusione della scrittura.
Il 15 agosto di quell'anno, con la "Bolla d'oro", inizia una lunga serie di concessioni in favore dell'abbazia. Ben presto sotto l'impulso di Guglielmo, per le ricchezze ed i privilegi concessi, il monastero diviene centro propulsore di attività religiosa, politica ed economica.


L'intero Complesso comprendeva anche il corpo dei refettori, la foresteria, l'infermeria, il noviziato, i depositi, le stalle, gli opifici, le officine, e altri locali utili per la conduzione di quella che doveva essere un'azienda agricola d'amplissime dimensioni e di impatto economico.


Antivilla belvedere :  vari accessi per raggiungere gli interni del Complesso, altri, per accedere ai depositi.



Dopo la morte di Guglielmo, la sede arcivescovile, preda di ambizioni, attraversa enormi difficoltà, mentre gravi contrasti si accendono tra i monaci e l'Arcivescovo: subentra dunque un periodo di sgretolamento che conduce all'arresto dello sviluppo iniziale.
Nel 1267 in occasione della Consacrazione della Chiesa, il Vescovo Rodolfo decide di concedere indulgenze ai visitatori del duomo e così fece anche Clemente IV l'anno successivo.
Questo stimolò l'afflusso di molti devoti pellegrini.
Nel 1362 scoppia lo scisma d'occidente che fino al 1417 lacererà la Chiesa.
La situazione religiosa della città viene arginata dall'Arcivescovo Ventimiglia (1407-1449): egli fa riparare il Duomo, restaurare parte del monastero, fa costruire una torre fortificata e nel 1435 annette alla sede arcivescovile di Monreale, l'abbazia di San Martino delle Scale.
Dal 1458 al 1483, l'Arcivescovo di Monreale Ausias Spuig de Podio, ottiene da Sisto I il permesso di raccogliere una dozzina di monaci provenienti da vari monasteri della Sicilia per ripristinare la vita religiosa e il culto, con i quali inizia una nuova, lenta ma costante rinascita del Monastero.
Si deve al card. Giovanni Borgia (governo 1483-1503) la costituzione della Sagrestia maggiore del Duomo e la fondazione del Monastero di San Castrenze per le suore benedettine.
Col consolidarsi del dominio spagnolo e verso la fine del '400 le condizioni di sviluppo sono più favorevoli per Monreale e la cittadina si presenta più ordinata ed ampia. La documentazione storica può ricostruire quasi ogni aspetto della vita civile e, l'espressione "chiesa e città" di Monreale sta ad indicare che il Comune vive una sua vita propria.( G. Schirò: "Monreale, capitale Normanna").
La città appare divisa in quartieri: "Pozzillo"- "Ciambra" - "Carrubella" - "Arancio" - "Turbe" - "San Castrenze" - "Carmine".
La sede arcivescovile era spesso assegnata a uomini illustri sia nella vita politica che ecclesistica.
Gli Arcivescovi e le Autorità comunali, incoraggiarono con molta efficacia le Scuole.
Prima del Concilio di Trento, il Clero non era nelle migliori condizioni; era necessario arginare il male che si diffondeva fra il popolo e occorreva rivolgersi ai giovani per alimentare una base idonea e per un futuro migliore. I Padri del Concilio di Trento rafforzarono proprio questa opinione (Decreto tridentino 1563)
istituendo dei luoghi adatti all'obiettivo prefisso.
Ludovico I Torres  arcivescovo di Monreale ( 1573-1584) fu grande pastore ed esperto politico. La sua azione, la prima applicazione dello spirito del Concilio di Trento.
Fondò la Congregazione della Carità per i bisognosi; commissionò il monumento sepolcrale di marmo bianco per re Guglielmo II  e si occupò della sistemazione del palazzo Arcivescovile.
Gli successe il nipote Ludovico II Torres , uno degli Arcivescovi più insigni a Monreale.


 Duomo, interno - Ludovico II Torres



particolare

Adoperò il Sinodo con il quale intrecciò Clero, autorità civili e popolo.
Fece edificare il Seminario Arcivescovile e lo rese famoso: uno dei più ragguardevoli luoghi di educazione e vero e proprio centro di studi; diede impulso all'edilizia; fece costruire la cappella di San Castrenze all'interno del duomo e migliorato gli Statuti dell'Ospedale.
Nel cinquecento a Monreale si consolida una fervida tradizione di studi filosofici, letterari ed artistici.
Il grande letterato e poeta siciliano Antonio Veneziano nasce nel 1543 proprio nelle vicinanze del quartiere "Pozzillo". Egli occupa un posto di primo piano nella letteratura siciliana; di lui si ricordano il poema in ottave siciliane la "Celia", in cui canta la sua donna amata.
Scrive canzoni spirituali, di amore, di sdegno, ottave, proverbi, poemi, epigrammi.
Altro grande, il  pittore Pietro Novelli che nasce nel 1603.
Di lui si ricordano molti dipinti tra cui: "L'Annunciazione", "La Pentecoste", "Mosè e la liberazione di Petro", la tela dipinta per il Refettorio e che oggi si trova sulla parete dello scalone dell'ex Monastero dei benedettini. 
Nel seicento, l'Arcivescovo Venero, come i suoi predecessori, mostra vivo interesse per il paese che, grazie ad una serie di interventi edilizi e di opere di restauro, acquista un aspetto migliore; fonda la cattedra di filosofia; in occasione della peste, fa cingere la città di mura come barriere d'immunità; incrementa il culto del SS. Crocifisso fissando un cerimoniale religioso, ancora oggi molto sentito, che si ripete annualmente nei primi giorni di maggio e che culmina con la processione.
Nel '700 la cultura siciliana ha un notevole impulso rinnovatore. Infatti, gli studi del Seminario si sviluppano come non mai; si diffonde la cultura francese.
Francesco Testa fa il suo ingresso a Monreale, si circonda di dotti monrealesi e il Seminario, diviene la scuola di tutta la Sicilia. Il movimento di studi che il Testa portava avanti poggiava su due indirizzi, quello letterario e quello filosofico. Il caposcuola del primo era il Murena; del secondo Vincenzo Miceli, famoso filosofo del settecento monrealese.
Francesco Testa, non solo incrementò gli studi ma seppe anche curare attentamente l'economia e l'edilizia del Paese. Sorgono diversi istituti come il Collegio di Maria,
foto Archivio storico comunale "G.Schiro'"


                             (
piazzetta Vaglica: 
il Collegio di Maria e l'annessa Chiesa SS.Trinità

il Monastero delle monache Teatine, il reclusorio del S. Cuore di Gesù e costruite diverse fontane.
Dopo di lui, per una serie di circostanze storiche, Monreale attraversa un periodo travagliato e dal punto di vista economico, il Testa è l'ultimo degli arcivescovi del periodo d'oro dell'arcivescovado che rimane nelle mani del re. Con la morte di Testa il periodo di splendore della cultura a Monreale declina, infatti, ancora non troviamo scuole pubbliche. Nel 1788 il governo istituisce in Sicilia le scuole sotto la direzione di Agostino De Cosmi, fautore di un indirizzo popolare; queste scuole vengo aggregate al Seminario e divise in primarie e secondarie, vigilate dai parroci, sindaco, ispettore.

Avanzi dell'antico palazzo reale normanno, rimessi in evidenza da lavori di scrostamento di intonaci sulla facciata del Seminario




Nel 1812, la Costituzione siciliana abolisce i privilegi feudali per cui vengono meno i poteri civili dell'Arcivescovado. Di conseguenza il territorio dell'arcivescovo diviene comunale.
A Monreale (considerata città regia), re Ferdinando riprende i poteri e propone la nomina del benedettino Balsamo come arcivescovo di Monreale che provvede a rimediare la situazione disastrosa venutasi a creare. Con la soppressione dei beni ecclesiastici non tutto il territorio passa al comune e nel 1873 il Parlamento approva una legge speciale per Monreale secondo la quale il governo del re era autorizzato a modificare la circoscrizione del territorio monrealese e dei comuni finitimi in base alle loro esigenze economiche. 
La cultura italiana della prima metà dell' '800 dunque è ancora chiusa in se stessa. Il Balsamo si adopera per introdurre un certo rinnovamento ma senza grandi esiti; nel 1860 viene estesa la legge Casati relativa alla Pubblica Istruzione. Le scuole elementari e superiori dovevano essere in ogni comune, obbligatorie per tutti. Nel 1863 a Monreale si aprono le scuole ginnasiali, nel 1904 le scuole tecniche. Nella seconda metà dell' '800 le tradizioni culturali del Seminario vengono tenute da G. Vaglica e M. Polizzi. Quest'ultimo nel 1877 fa sorgere il Convitto Guglielmo per i giovani studenti.
Intanto si andavano diffondendo le idee modernistiche provenienti dalla Francia, con l'intento di modificare il messaggio cristiano il cui domma cattolico veniva concepito come verità in continua evoluzione e non stabile e perenne. In questo senso la Chiesa veniva a perdere la sua funzione. Per reagire a questo fenomeno, nasce l'accademia del "Tomismo". 
In questo campo eccelle Gaetano Millunzi: con lui sembrano tornati i tempi del Testa. E' infatti in questo periodo che si distinguono altri dotti illusri e non solo per le tradizioni letterarie e culturali ma anche in quelle artistiche.
Nella pittura Antonino Leto (1844-1913); nel teatro Domenico Scaduto, famoso puparo.
Esisteva infatti, un teatro comunale.
I rapporti tra Stato e Chiesa non erano eccellenti ma, poco alla volta,  grazie ai diversi impulsi occasionali di manifestazioni culturali, sportive e sociali, Monreale si sente protesa in un impegno civile.
Il centro storico nel '900 subisce una serie di sventramenti e la costruzione di nuovi edifici. Ma nonostante ciò, ha mantenuto il suo aspetto artistico originario che ci permette di poter risalire alle nostre radici.  
Sventramenti per ricostruzioni

 Costruzione della Scuola elementare P. Novelli



    FOTO ARCHIVIO STORICO COMUNALE "G. SCHIRO'
 Convegno del giornale "Monreale nostra"

Inaugurazione del filobus




 Corsa dei cavalli

Guido Messina, famoso ciclista monrealese

 Manifesto della "Giornata della frutta"

Musica in piazza


R. M.  

Testo consultato: "Monreale Capitale Normanna" di G. Schirò