Mosaici del DUOMO DI MONREALE, la tecnica:




 MOSAICI DEL DUOMO DI MONREALE, descrizione e tecnica utilizzata

a cura di Salvatore Tumminello - Direttore Artistico del Laboratorio "Le Absidi" di Monreale


LABORATORIO D'ARTE DI SALVATORE TUMMINELLO




"Lungo la strada che da Palermo conduce a Monreale, alzando lo sguardo, adagiata su un poggio, noterete la struttura poderosa delle Absidi del Duomo di Monreale. Si ergono maestose mettendosi in bella vista, sovrastando la Conca d'oro e la città di Palermo. Sono state definite la Absidi più belle d'Europa: giochi geometrici, intreccio di archi a sesto acuto, rosoni bicolori dai disegni ad intarsio ed inserzioni di pietra lavica, sono alcune delle caratteristiche salienti che ne abbelliscono la struttura compositiva.
Naturalmente, lungo il percorso non passano inosservate le fontane settecentesche fatte costruire dall'Arcivescovo Mons. Francesco Testa. Queste, distribuite lungo la salita che da Palermo conduce a Monreale, hanno avuto non solo la funzione di abbellire il percorso, ma di rendere più confortevole il viaggio al viandante di allora, che privo di mezzi di locomozione si apprestava ad incamminarsi per tale via...
Spostandoci nella piazza Guglielmo II, inquadrata tra le due Torri gigantesche, la facciata del Duomo presenta un prezioso portale che racchiude le gigantesche imposte divise da pannelli in bronzo che narrano storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ai lati una deliziosa cornice presenta delle lesene con disegni floreali a bassorilievo, altri motivi geometrici con inserzioni a mosaico. Opera di Bonanno Pisano (1185) è chiamata la porta del Paradiso. Se avete la fortuna di capitare in visita a Monreale in uno dei tanti momenti solenni in cui all'interno del Duomo viene celebrato un matrimonio, certamente questa sarà l'occasione più propizia per entrarvi, poichè in tale occasione verrà aperta la porta del paradiso. Varcandone la soglia, il turista che attende qualcosa di grandioso non resterà deluso. L'interno del Duomo, si presenterà ai suoi occhi come uno dei più alti e significativi monumenti dell'arte bizantina del periodio normanno in Europa. Le sue pareti adorne di splendidi mosaici narrano le storie dell'Antico e del Nuovo Testamento. L'immensa navata centrale culmina con il grande arco trionfale in un crescendo architettonico che sembra indurre l'osservatore a focalizzare lo sguardo verso il catino absidale, in cui domina la maestosa figura del Cristo Panteocratore. Per dimensioni supera di gran lunga quelli analoghi del Duomo di Cefalù e della Cappella Palatina di Palermo. La decorazione parietale e pavimentale si dispiega per oltre settemila metri quadrati, dando allo spettatore una sensazione di attonita meraviglia. A questo punto mi piace ricordare il giudizio espresso dal Bettini quando descrive l'incanto del visitatore che, affacciandosi sull'amplissima navata centrale e ..."Procedendo verso il lontano e fermo occhio luminoso dell'Abside..., si sente avvolto da ogni parte dell'irradiazione continua dei colori dei mosaici che, sotto l'incrociarsi delle luci irrompenti dalle opposte finestre al sommo delle pareti, tingono il vastissimo, liquido spazio interno della navata della loro palpitazione incessante e si riflettono sul pavimento dalle incrostazioni marmoree ricche e traslucide".
Dopo questa breve presentazione, ritengo interessante data la mia diretta esperienza di mosaicista, far conoscere in estrema sintesi alcuni aspetti della tecnica di esecuzione impiegata nel vastissimo parametro musivo
Fra i metodi di lavorazione ricordiamo il metodo diretto, che è quello che ha interessato i mosaici di Monreale. Secondo la testimonianza dei restauratori e dell'architetto Naselli-Flores, che ha curato la direzione artistica nell'ultima campagna di restauri che va dal 1963 al 1980, gli strati di malta ove venivano allettate le tessere erano generalmente due, ma talvolta tre o uno solo, ed adottavano il seguente metodo.
La parete veniva solcata da profonde scalpellature, al fine di facilitare la stesura del primo strato di malta; dopo la presa, la superficie veniva resa ruvida mediante intaccature eseguite con la cazzuola e vi si applicavano sopra gli strati di allettamento che comprendevano le tessere musive. Sia nel primo che negli altri strati di malta venivano amalgamate pagliuzze tritate e chiodi. L'uso della paglia era espediente assai noto, serviva a dar maggiore tenacità alla malta attaccata al muro. Quanto ai chiodi venivano posti in alcune parti con modanature architettoniche. Sempre secondo la testimonianza dei restauratori, nel corso dei distacchi compiuti negli anni, venivano rinvenute sinopie disegnate direttamente sul parametro murario. Si trattava certamente di schizzi destinati a rappresentare, non tanto una guida per il mosaicista, quanto una prova generale che consentiva di verificare su scala reale ed eventualmente calibrava in modo diverso una serie di aspetti pertinenti, per esempio, ai rapporti decorazione-architettura o ancora decorazione-fruizione. I disegni preparatori risultavano delineati con nitidezza sull'ultimo strato di allettamento. I colori che generalmente venivano identificati erano il rosso, il rosso scuro, il giallo chiaro, il giallo ocra, il nero, il grigio. Secondo una prassi assai consolidata, si riteneva che la gamma cromatica impiegata nei disegni preparatori era piuttosto ricca ma che corrispondeva alle stesure musive secondo raggruppamenti fondamentali. In altri termini, tra disegno preparatorio e mosaico esisteva una corrispondenza cromatica di carattere generale, ma non particolare, in quanto la varietà cromatica dei disegni preparatori risultava meno differenziata rispetto ai mosaici che presentavano un numero maggiore di colori e tonalità. Attualmente nei più prestigiosi laboratori musivi la tecnica che viene adoperata è chiamata metodo con legantwe provvisorio diretto e da riporto. E' il metodo certamente più raffinato di comporre mosaici, è quello correttamente usato dai restauratori di mosaici antichi, quando sono costretti a strapparli dai muri ove si trovano per rimetterli poi sullo stesso muro una volta effettuate le riparazioni.
E' certamente il metodo che io preferisco e che ho sempre utilizzato per comporre i miei lavori. Sinteticamente la tecnica di questo metodo è la seguente: come prima cosa se si vuole ottenere una riproduzione di un mosaico antico o moderno si può procedere in questa maniera: si prende una fotografia del mosaico e si fa un'ingrandimento quanto lo si desidera; vengono riportati i colori dell'originale ottenendo così il cartone. Si appoggia sul cartone una velina da spolvero e vi si riporta il disegno. Si ripassa il segno ad inchiostro copiativo anche sul rovescio della velina, la quale verrà appoggiata sull'impasto di calce. Si fa una malta di calce viva senza sabbia e la si distende amalgamandola su di un supporto precedentemente preparato, (se il supporto deve contenere un mosaico di una certa dimensione essendo che la lavorazione avviene in posizione verticale, per evitare che la calce molle tenda a scivolare, conviene armare con della rete metallica il supporto). In questo impasto si fa aderire la velina che lascia sulla calce fresca la traccia del mosaico che si vuole riprodurre.
Ora, tenendo il disegno accanto al modello, il mosaicista comincia ad applicare le tessere che può rivedere e modificare in un tempo relativamente lungo, mantenendo umida la calce del letto di posa con opportuni accorgimenti.
Ultimata la composizione, si fanno aderire alla superficie le tele per mezzo di colle animali o sintetiche. Questa fase di lavoro deve essere eseguita con la massima attenzione; ad esempio è necessario lasciare la tela lenta in modo da farla penetrare nelle depressioni del mosaico poichè da questo dipende la riuscita del distacco. Quando la colla sarà asciugata, si esegue lo strappo, si toglie il mosaico dal supporto provvisorio operando con apposite leve di metallo.
Si appoggia in piano la superficie del mosaico staccata e si comincia la pulitura del retro tessera togliendo l'impasto di calce. Dopo aver pulito le tessere dall'impasto di calce, tenendo la parte rovesciata rivolta verso il mosaicista, si delimita il mosaico con aste di legno che si fissano al piano con morsetti e si versa sulle tessere un impasto di legante definitivo. Una volta asciutto, il mosaico viene pulito con spugnature, incollato su di un'asticella di legno compensato e così incorniciato.
Se la composizione musiva risulta di una certa dimensione il modo di strappare il mosaico da questo fondo e di riportarlo sul muro è un problema del mestiere, poco comodo e molto delicato. Bisogna operare con la sezionatura. Si incide la tela con un bisturi o una taglierina segnando di volta in volta il pezzo da strappare. Il taglio dovrà essere fatto seguendo possibilmente il disegno sia esso ornato figurato o geometrico e se gli spazi sono grandi seguendo la tessitura.
Segue la numerazione del pezzo e prima dello stacco l'esecuzione dei contrassegni di richiamo utili poi al momento della riapplicazione. Segue la pulitura dei retri del mosaico. A questo punto la fase più delicata del lavoro è stata eseguita. Il mosaico così preparato può essere facilmente trasportato e riapplicato anche in altra sede o addirittura su supporti leggeri e componibili senza peraltro notare le giunture fra un pannello e l'altro."




PREPARAZIONE DELLA MALTA PER L'ALLETTAMENTO DEL TASELLATO, PREPARAZIONE DELLE PARTI STACCATE MEDIANTE STESURA SUL RETRO DI MALTA SEMI-LIQUIDA

Tale operazione è necessaria per la perfetta aderenza del pezzo al sostrato. La ricollocazione inizia dal basso verso l'alto così di pezzo in pezzo eseguendo la stessa operazione si otterranno frammenti perfettamente incastrati fra loro formando un unico pezzo e via via fino al completamento finale. Infine dopo una ulteriore pressione delle tessere sulla malta si aspetta che si asciughi. Quando verrà effettuata la pulitura staccando la tela con spugnature di acqua calda, il tutto risulterà uniforme come era nel supporto provvisorio poichè non avendo subìto perdite e dilatazioni, riassume la sua tessitura e spaziatura assorbendo automaticamente le linee di tagli.