Presentazione libro FIMMINI DI A. VINCIGUERRA

In Biblioteca... Presentazione libro
"Fimmini "
di 
ANTONELLA VINCIGUERRA




Antonella Vinciguerra -SCRITTRICE
Chiara Di Prima - DIRIGENTE SCOLASTICO
Antonella Alongi - CONSOLE ONORARIO REP. DI CAPO VERDE
M. Grazia Scognamiglio INSEGNANTE
Antonella Terzo PIANISTA
Pietro Capizzi SINDACO DEL COMUNE DI MONREALE
Paola Naimi ASSESSORE ALLA P.I.
Giuseppe Cangemi ASSESSORE ALLA CULTURA



Da dove traggono la forza le "Fimmine" di queste novelle per affrontare le insidie di un mondo forgiato a misura d'uomo? Quali risorse consentono loro di conservare intatta la bellezza e il coraggio anche quando la vita le mette a dura prova? Ciascuna incarna la terra di Sicilia e rappresenta un grido di libertà, l'incapacità di sottomettersi alla schiavitù alla quale sembrano essere predestinate e la forza di sopravvivere senza mai esitare anche davanti all'estremo sacrificio di allontanarsi dagli affetti più cari. In questo palcoscenico di povertà economica e ricchezza d'animo, la Sicilia fa da cornice con i suoi profumi portati dal vento caldo di scirocco e le sue cicale che, con il loro incessante frinire, accompagnano la quotidianità della vita sull'isola, come testimoni nascoste di passioni forti e contrastanti






...L'alba era lì e attendeva un'altra giornata carica di eventi misteriosi e mai scontati. In una moltitudine di colori, come pioggia di lapilli infuocati, la luce spargeva la sua polvere d'oro su quella valle incanta, dove i bagliori e le ombre sinuose facevano di una magnifica isola mortale il segno tangibile dell'immortalità dell'anima di chi li popola. La natura componeva un altro dei propri capolavori, mentre mani instancabili plasmavano una terra caratterizzata da un grande ingegno ma, ahimè, da poco impegno. Nell'aria vetuste civiltà avevano disseminato profumi, e nel ventre dell'isola gli antichi splendori avevano forgiato un popolo fiero e incapace di accettare ogni sorta di schiavitù.
In un tale palcoscenico di povertà e ricchezza d'animo, di ragione e sentimenti forti e contrastanti, i personaggi di una piccola storia della Sicilia del Novecento, come diamanti grezzi dalle mille facce, non accettavano l'idea di mostrarne solo una e accostavano le porte del proprio mondo per fare intravedere uno scorcio della loro vita prima di entrare in scena e raccontare con semplicità la tragedia comica della propria esistenza. Erano personaggi forti che, con brillantezza, coraggio e a volte ironia e saggezza, forgiavano il proprio destino tessendo sapientemente una tela, la cui trama complessa era governata dalle "fimmine".
Esse sono le protagoniste indiscusse di queste pagine; sono ragazzine che tengono in pugno i fidanzati, adulte forti che hanno fatto della loro esperienza una forza propulsiva che domina il mondo maschile fino a piegarlo al proprio potere anche dopo aver lasciato questa terra (Accamadora). Povere o ricche, buone o malvagie, conservano intatta la propria bellezza e non si lasciano scoraggiare mai dalle forze che mettono a repentaglio la loro sopravvivenza; sanno quando tenere gli occhi bassi e la bocca serrata senza farsi sottomettere mai e senza mai mettere in secondo piano la famiglia, anche a costo del sacrificio estremo di farsi da parte (lascia che il fiume scorra).
Il loro linguaggio è forte ed elegante e, pur rimanendo popolare, non è mai veramente volgare. Esprime la passione autentica e senza veli, rappresenta la voglia di riscatto e a tratti raffigura un forte grido di libertà.
"un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubanu a lingua" diceva il grande Ignazio Buttitta e queste fimmine la "lingua" la possiedono nell'anima e la usano con studiata scaltrezza per combattere una quotidiana guerra in un mondo a misura d'uomo, lasciando il segno indelebile di una forte identità. La splendida e infuocata, comica e tragica, in cui le lacrime bruciano come lava su un viso che ammicca al mondo. 





                                       







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