Giornata internazionale della donna





Giornata internazionale della donna

Progetto Grafico di ROCCO MICALE 

Nella ricorrenza della giornata della donna, l’Amministrazione Comunale ha organizzato una mostra collettiva d'arte.

La manifestazione avrà luogo giovedì 8 Marzo alle ore 10,00 all'interno dell’ex Monastero dei benedettini negli spazi della Galleria Civica "G. Sciortino" e sarà preceduta da un Reading di poesia con sottofondo musicale a cura degli alunni del Liceo Classico “E. Basile” di Monreale.

Per questa occasione, alla mostra dedicata alla donna, verrà esposta un'opera d'arte della pittrice Eleonora Nora Posabella, la nobildonna che ha donato alla città di  Monreale la famosa collezione di opere d'arte moderna e contemporanea alla Civica Galleria "G. Sciortino", suo compagno di vita. 


Eleonora Nora Posabella - "Donna con fiori"  




8 Marzo 2012



Il Sindaco Avv. Filippo Di Matteo dà il benvenuto a tutti i presenti, in particolare alle insegnanti, agli allievi del Liceo Classico "E. Basile" per la loro partecipazione sotto l'aspetto culturale;  un benvenuto alle artiste per il loro contributo artistico relativo alla collettiva della mostra d'arte organizzata.


Da sinistra, l'Insegnante  Rosaria Cicatello - Sig. Mario Micalizzi, Consulente del Sindaco - l'Assessore alla Cultura Lia Giangreco, Promotrice dell'evento- Il Sindaco Avv. Filippo Di Matteo- Il Presidente del Consiglio Comunale Alberto Arcidiacono- Il Direttore della Galleria Civica "G. Sciortino" Prof. Salvatore Autovino



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Reading di Poesia con sottofondo musicale 
degli alunni del Liceo Classico "E. Basile" 

"A TUTTE LE DONNE"
di Alda Merini
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso 
sei un granello di colpa 
anche agli occhi di Dio 
malgrado le tue sante guerre 
per l'emancipazione. 
Spaccarono la tua bellezza 
e rimane uno scheletro d'amore 
che però grida ancora vendetta
 e soltanto tu riesci 
ancora a piangere, 
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, 
poi ti volti e non sai ancora dire 
e taci meravigliata 
e allora diventi grande come la terra 
e innalzi il tuo canto d'amore.

"DONNA"
di Madre Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, 
i capelli diventano bianchi, 
i giorni si trasformano in anni... 
però ciò che è importante non cambia; 
la tua forza e la tua convinzione non hanno età. 
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno. 
Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza. 
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione. 
Fino a quando sei viva, sentiti viva. 
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo. 
Non vivere di fotografie ingiallite...
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. 
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te. 
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. 
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. 
Quando non potrai camminare, usa il bastone. 
Però non trattenerti mai!!!

"NAUSICAA" 
di Gesualdo Bufalino

La vita non sempre fa male, 
può stracciarti le vele, rubarti il timone, 
ammazzarti i compagni a uno a uno, 
giocare ai quattro venti con la tua zattera, 
salarti, seccarti il cuore 
come la magra galletta che ti rimane, 
per regalarti nell'ora 
dell'ultimo naufragio 
sulle tue vergogne di vecchio 
i grandi occhi, il radioso 
innamorato stupore di Nausicaa.

"UNA DONNA" 
di Sibilla Aleramo

[...] E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. 
Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui dà il suo amore, tiranno verso i suoi figli? Ma la buona madre non deve essere come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana. 
E come può diventare una donna, se i parenti la danno, ignara, debole e incompleta, a un uomo che non la riceve come una sua uguale; ne usa come d'un oggetto di proprietà; le dà dei figli coi quali l'abbandona sola, mentr'egli compie i suoi doveri sociali, affinchè continui a baloccarsi come nell'infanzia? 
Dacchè avevo letto uno studio sul movimento femminile in Inghilterra e in Scandinavia, queste riflessioni si sviluppavano nel mio cervello con insistenza. Avevo provato subito una simpatia per quelle creature esasperate che protestavano in nome della dignità di tutte sino a recidere in sè i più profondi istinti, l'amore, la maternità, la grazia. Sempre più il mio  pensiero cadeva sulla parola emancipazione, che ricordavo di avere sentito nella mia infanzia, da mio padre seriamente, ma poi sempre con derisione da ogni classe di uomini e di donne.
Indi avevo paragonato a quelle ribelli la gran folla delle donne inconsapevoli, delle rassegnate, il tipo mdi donna plasmato nei secoli per la soggezione, e di cui io, le mie sorelle, mia madre, tutte le creature femminili da me conosciute, eravamo degli esemplari.
Un fatto di cronaca i indusse un giorno di scrivere un articoletto e a mandarlo a un giornale di Roma che lo pubblicò. Era in quello scritto la parola femminismo, e quella parola, dal suono così aspro mi indicò un ideale nuovo, che io cominciavo ad amare come qualcosa migliore di me. 
VIVERE! Ormai lo volevo, non più solo per mio figlio, ma per me, per tutti. 

"TANTO GENTIL E TANTO ONESTA PARE" 
Dante Alighieri da "Vita Nova"

Tanto gentil e tanto onesta pare 
la donna mia quand'ella altrui saluta, 
ch'ogne lingua deven tremando muta, 
e li occhi no l'ardiscon di guardare. 
Ella si va, sentendosi laudare, 
benignamente d'umiltà vestuta; 
e par che sia una cosa venuta 
da cielo in terra a miracol mostrare. 
Mostrasi sì piacente a chi la mira, 
che dà per li occhi una dolcezza al core, 
che 'ntender non la può chi no la prova; 
e par che de la sua labbia si mova 
uno spirito soave pien d'amore, 
che va dicendo a l'anima: Sospira.


RITRATTO DI UNA GIOVANE RAGAZZA STUPRATA AD UNA FESTA DI PERIFERIA
(Brian Patten)

E dopo questo rapido colpo nell'oscurità 
Ti rialzerai e andrai 
Pensando a come tu sia cresciuta vuota 
E se l'attenzione di tutte le sere davanti agli specchi 
E i ragazzi più giovani rifiutati 
Ti abbiano semplicemente portato a questo. 

Confinata in ciò che dovresti essere 
Da ciò che sei 
Fuori, nel giardino di ghiaccio 
Tremi e vomiti - Impaurita, ubriaca fra gli alberi, 
Ti stupisci di come quei comportamenti 
che dovrebbero racchiudere dolcezza 
Non furono affatto dolci. 

Ora ti sei lasciata i tuoi risolini sull'amore 
E la tua puerilità alle spalle 
Benchè tu sia ancora lontana dall'essere adulta 
Vomiti fra i fiori 
E nelle maleodoranti stanze riscaldate 
La festa prosegue. 

Sembra che tu abbia capito che sarebbe bene allontanarsi 
Da quel gruppo di vite ubriache 
Sebbene già gravida da dieci minuti 
Fra ventimila ti potresti ricordare 
Questa festa 
Questo squallido Sabato sera 
Quando la luce uscì dai tuoi occhi 
E si infranse nell'erba di periferia.



LEGGONO LE POESIE GLI ALUNNI:

Noemi Sciortino - Gabriella Sciulana - Elena Marino - Ganci Clarissa - Chiara Madonia - Stefano Giordano - 






L'Alunna Ganci Clarissa

Alunno Pietro Madonia






 Infine, la scrittrice monrealese Sig.ra Mara Turdo recita una sua poesia sulla donna in dialetto siciliano dal titolo:

SEMU FIMMINI

Semu fimmini ca un ni stancamu mai                                                
Semu matri ri tutti i figghi i matri                                                 
sapemu stari riuni e sapemu stari sazi                                         
una parola è picca e dui sunnu assai.                                         

Tuttu chistu mè nonna m'unzignò,
assittata nto scaluni mi facia cuntari i so caddi
e mentri scartava i linticchi
mi facia cridiri ca era un cuntu.

Ma nuatri fimmini a sapemu longa, 
sempri l'ultima parola
e sempri l'ultimi a ìrinni a curcari
picchì pi nuatri a strata è sempre chiù surata.

C'è tuttu u munnu 
quannu nuatri fimmini stamu zitti
e tutta à  terra
quannu nuatri fimmini addifinnemu u nostru, 
semu accussì...
viniti di un'anticu castigu

ma ora ca nì liberamu i ciatu
facitinni parrari cà u sangu ni vugghi...
chistu però mè nonna 
un mi l'avia cuntatu.

Mara Turdo (06/03/2012)







INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA COLLETTIVA
Universo Donna
ESPONGONO:


Maria Arrisicato Anna Asaro Alessia Bernardo Maria Grazia Bertucci Caterina Cancemi Pina Cirino Giuseppa D'Agostino Anita Di Domenico Fr.sca Di Carpinello Rosetta Gassisi Rita Giuffrè Gilda Gubiotti Carmela Gulino Daniela Jurcic Serena La Scola M. Luisa Lippa Giacona Lo Coco Gabriella Lupinacci Carmen Malfattore Elia Mammina Rosalia Marchiafava  Giuseppa Matraxia Vincenza Meli Girgenti Giuseppina Onorato Rosita Paonita Daniela Pasta Mariella Ramondo Celestina salemi AnnaMaria Sannino Citty Santostefano Nancy Sofia Lucilla Trapasso Cristina Trifirò Giusy Virgilia Tiziana Viola Massa



Il Sindaco Avv. Filippo Di Matteo e L'Assessore alla Cultura Lia Giangreco


























































Benedetto Messina - "Fiori"




r.m.






























































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































FRANCO LO COCO

Arte


L'Artista monrealese 
F R A N C O     LO COCO 
espone al "Charleston"- Mondello





Francesco Lo Coco

E’ nato a Monreale (Palermo) nel 1951. 
Ha studiato all’ Istituto Statale d’Arte per il Mosaico di Monreale, successivamente diplomato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, sezione scultura.
Ha insegnato per dieci anni nel corso di incisione all’Accademia di Belle Arti e del restauro “Abadir”.
Attualmente insegna discipline plastiche al liceo artistico “Damiani Almejda”  di Palermo.
Vive e lavora a Monreale.



Mondello è la spiaggia dei palermitani. Molto frequentata d'estate non soltanto per il mare ma anche perchè rappresenta un piccolo villaggio gastronomico pieno di pizzerie, bar, ristoranti, fastfood.
L'antico stabilimento balneare "Charleston" di stile liberty, inaugurato nel 1913 di proprietà del Demanio, dal 1968 rinomato Ristorante sul mare di Mondello, oggi ha una nuova gestione.

Negli spazi interni una collettiva d'arte dal titolo "IL MITO INSEGNA CHE" espone le opere di: 
Franco Lo Coco - Carmelo Lo Curto - Mario Lo Conte - Mariano Brusca -































L'Artista monrealese Franco Lo Coco


Il mondo stesso può definirsi mito, 
poichè vi appaiono corpi e cose, 
mentre le anime e gli spiriti 
restano nascosti.

Salustio, Sugli dèi e sul mondo

Un'Isola fragile e instabile dai confini indecifrabili. 
Approdo, ormeggio insicuro come insicuro è ogni tentativo di chiudere la nostra esperienza quotidiana in un qui e ora mentre invece ogni nostro limite è sempre travalicato da quanto conosciamo ma sempre meno ascoltiamo.
Su di essa un Tappeto di argilla, riquadri di creta incisi da segni multiformi, un'enciclopedia del totalmente altro, si inclinano per rivolgersi a tutti gli orizzonti.
Ai margini, piccoli oggetti lasciati da viaggiatori che ci hanno preceduto, Forme della devozione si staccano dal terreno sospese a diverse altezze, infine due Colonne. Non sono i dispersi relitti lasciati dal Tempo o dal mai sazio Oceano, meno che mai dalle tempeste che hanno soffiato fino a farsi scoppiare i polmoni, sono i segni ordinati in un loro particolare ordine, tracce di un rapporto spesso interrotto tra qui e l'altrove.
E' ciò che resta di un luogo che non c'è, un tempio, che non è mai esistito in cui l'homo religiosus osserverà, starà attento, riandrà col pensiero, releget appunto, insomma il luogo dell'incontro con lo straordinario. Tutto ciò può diventare propizio. Oltre, al di là dell'Isola, una Scala con gradini che si allungano si distendono quasi per rimettere in contatto qualcosa che pare separato per sempre o farsi transito per chi volesse dalla Terra giungere al Cielo, o che non sia opposto il percorso?

Avviciniamoci allora, ma usiamo i debiti riguardi nessuna negligenza è consentita. Sull'Isola solo il rumore dei nostri passi attenti su un terreno incerto che cede.

Compaiono altre piccole Isole, luoghi divenuti portatili, monti scoscesi e rupi impervie, Forme depositate in dono e voto che si sollevano dal luogo stesso per offrirsi. Immagini, racconti particolari in cui è però possibile riconoscere qualcosa di ciascuno di noi. Ognuna reca in sè l'impronta dell'artefice su cui brilla la fiamma della devozione. Una devozione che è apertura per accogliere la vita, superare le difficoltà, raggiungere stadi successivi di consapevolezza e comprensione , amare per amore dell'amore.

Subito oltre il tappeto, fatto di quella stessa polvere della terra su cui dicono l'eterno soffiò per infondere la vita al primo uomo, ondeggia coi suoi simboli diversi ma uguali nell'indicare la necessità di uno slancio, il desiderio di essere più di sè stessi, il nostro destino di zoon politikon.
Occasione di contemplazione e meditazione: sentirsi parte di qualcosa di più largo in cui si sciolgono le miserie del sopravvivere quotidiano, tace il rumore di fondo, scompare ciò che non è necessario e si incontra l'altro che è in noi e fuori.
Ed eccoli, un pò più in alto su una piccola base sorgono Urano e Gea, secondo alcuni l'inizio di tutto, secondo altri invece preceduti dal Caos primissimo, ma poco importa sono loro ad essere qui in quello che doveva essere l'andito profondo della cella. Lei Gea è avvolta da un mantello di caldo rame e si apre rigonfia, il ventre gravido di azzurri e verdi fluenti, qualche rosso e oro incastonato a farlo più vivo e palpitante, si spinge arrotondato avanti a contenere la forza del vulcano, l'energia creativa depositaria del segreto originario. Il femminile creativo che rimane inaccessibile e si tiene separato, un'inimicizia quasi. Accanto, Lui Urano figlio e sposo, costretto nel freddo metallo si squarcia reciso da Crono. Aggredito nel momento dell'esplosione amorosa sprigiona insieme e il seme e il sangue. Il rosso zampilla ovunque, da quello caduto sulla terra nasceranno le tremende Aletto. Tisifone e Megera mentre dall'immortale carne gettata nel mare sorgerà l'ancor più furiosa tiranna Afrodite. Stille di sangue, materia vivente pulsante fuoriesce dal corpo divino, coralli pietre oro in tessere inclinate sfalsate, pezzi di ogni forma e misura traducono nel linguaggio delle Muse il dolore del dio.
Tracce d'azzurro in alto ci ricordano ancora della congiunzione con la dea. Feroce separazione tra Cielo e Terra. Con le sue piogge benefiche la feconda ma talvolta la travolge con le sue tempeste inarrestabili.
Il repentino distacco si mostra, contraddizione solo apparente, attraverso la paziente lentezza di un lavoro faticoso. D'altronde non è possibile una risposta rapida e diretta, occorre girare intorno, valutare gli effetti che progrediscono verso quel possibile equilibrio che solo l'arte può concepire tra pietà e terrore. Un ponte non illusorio verso il mistero dell'ancora non conosciuto, non solo la paura della morte o della malattia ma anche la forza e la capacità di riconoscerci come parte limitata ma nello stesso tempo non limitabile.
Un ponte che ci avvicina a eventi che paiono lontani ma che riconosciamo come reali, di una realtà diversa da quella quotidiana.
Una realtà tradotta in simboli forti radicati in uno strato profondo della psiche, e che sono anche espressione dell'immaginario collettivo, il modo stesso in cui ci pensiamo e conteniamo la nostra storia e cultura. Una cultura e un pensiero che si sviluppano non solo attraverso schemi logici ed astratti ma anche per immagini, una cultura di "pensatori per immagini". E l'arte, come il mito e il sogno, "è una narrazione che si sviluppa per immagini, che incide su una dimensione fantastica, che trasmette modelli simbolici profondi". Si nutre del medesimo ambiguo cibo. E poi anche noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno che accoglie la natura amorale e selvaggia del mito.
Concludiamo allora con auspicio: il luogo in cui Crono gettò la falce di Adamante che la madre indignata gli consegnò non ha trovato stabile collocazione, vagando da Patrasso a Ischia per giungere alla più vicina Zancle. A noi piaccia immaginarlo ora qui, nel golfo sabbioso tra capo gallo e punta Célisi, nel mare verso cui guardiamo insieme a Urano e Gea, aspettando chissà di vede sorgere dalle onde, nutrita dalla schiuma rappresa intorno all'immortale carne del dio, Afrodite la geniale, la terribile e irresistibile dea.

OPERE D'ARTE DEGLI ALTRI ARTISTI



























Mostre personali e collettive 
dell'Artista 
Franco Lo Coco

2012- “Il mito insegna che” antico stabilimento a mare di Mondello
2011-“Il parterre di luce” alla Piramide 38°parallelo della FIUMARA D’ARTE
2007-Concorso di design a cura della Koinè “La luce della fiamma”, candelabro pasquale.
2005-“Ad Arte” Biennale delle arti applicate Palazzo dei Congressi di Darfo Boario Terme, lampada Dafne.
2003-“Come acqua che scorre” installazione musiva nella storica Biblioteca dell’Abbazia di San Martino Delle Scale, a cura dell’Accademia di Belle Arti e del Restauro Abadir.
2000-“Il gioco delle Muse” Palermo, installazione.
1999- Mosaici, arredamenti e oggetti disegnati “Vedovato” Verona
1998-“Archeologie Mediterranee” Spazio Espositivo Castiglioni- arredo contemporaneo, Verona.
1993-“Arte a pezzi…unici” Associazione Mutazioni, Palermo.
1990-“Creattività” Mostra artistica Educativa, scuola media F
ermi.
1990-“Galleria Esca Viva, Palermo, collettiva.
1988-“Dal Duomo ad oggi: il mosaico nel tempo” Sala consiliare, Monreale.
1985-“Mostra di Ceramiche Comune di Malfa Isole Eolie.
1984-“Immagini e Parole” Accademia Sicula Normanna.
1983-“Al Studio” Ceramiche e Grafica, San Felice Circeo.
1982-“9 Artisti per la Disavanguardia” Accademia di Belle Arti, Palermo.
1981-Galleria d’Arte Flaccovio, Palermo.
1980-“Scambio Culturale, mostra di pittura, Accademia Belle Arti, Macerata.


r.m.