CODICE MINIATO

Arte

Codice miniato "VATICINIA PONTIFICUM"


VATICINIO I
Hipocrisia abundabit

"L'illustrazione si riferisce assai probabilmente a papa Nicolò III (1277-1280), della famiglia Orsini, accusato di nepotismo dai suoi nemici  e, pertanto, responsabile dei mali del mondo. L'orsa in alto tiene con la zampa la tiara del pontefice e fa pensare ai versi di Dante" (G.Schirò)
          e veramente fui figliol dell'orsa
          cupido si per avanzar gli orsatti
          che su l'avere, e qui me misi in borsa.



VATICINIO II 
Decime dissipibantur in effusione sanguinis

Il serpente distruggerà l'orsa. Il significato è piuttosto oscuro, ma è certo carico di ostilità contro il papa. (G.Schirò)



VATICINIO III
Penitentia Symonis magi figuram tenebit

Il papa è toccato dall'unicorno sull'occhio sinistro. Sulla tiara è posato un uccello. (G.Schirò)



VATICINIO IV 
Confusio Error concitabitur

La testa tonsurata (il papa) è come falciata da una specie di drago che è sostenuto da una mano e che fissa insistentemente il re. Dal punto di vista del movimento degli spirituali può scorgersi l'amaro accenno alla collusione fra i papi e Carlo D'Angiò.(G.Schirò)



VATICINIO V
Elatio, paupertas, obedientia, castitas, temptator. Castrimeregie et ypocrisorum destructor

L'llustrazione sembra alludere al papa Celestino V, monaco, benvisto negli ambienti spiritualistici, alla cui epoca, con ogni probabilità appartiene questa raccolta di vaticini.(G. Schirò)



VATICINIO VI 
 Incisio et ypocrisis in abiminatione erit

Il papa è ritto nell'atteggiamento di scansare una vacca che si solleva verso di lui. (G.Schirò)



VATICINIO VII 
Occisio filii balax letabuntur

Torna l'orsa che, mentre allatta gli orsacchiotti, sembra incutere paura al pontefice. (G.Schirò)


VATICINIO VIII 
Cenobia ad locum pristinum redibunt

Sul tetto di un castello una torre su cui sventola un vessillo bianco. Da dietro il tetto emergono quattro guerrieri 
armati. (G. Schirò)


VATICINIO IX 
Occisio Symonia cessabit

Dinanzi al papa una volpe che tiene in bocca una delle tre aste che recano in cima uno stemma, una scure, uno stendardo con un uccello infilzato. (G.Schirò)



VATICINIO X 
Bona gratia vanitas erit

Un castello con merli, una torre all'angolo sovrastata da una cupola. Da dietro il castello si leva una mano. Da sinistra due paia di braccia, con le mani giunte, si protendono verso il castello. (G.Schirò)


VATICINIO XI
 Bona oratio Thesaurum pauperibus ergabit

Su una roccia, vestito solo di una gonna bianca trattenuta da una cintura, siede l'<unctus qui habet nomen Menachim>, che solleva gli avambracci. Di fronte a lui una figura a braccia conserte. (G.Schirò)



VATICINIO XII 
Bona interito caritas abundabit

Il pontefice regge la tiara in mano quasi ad offrirla, mentre, ai suoi piedi, due coppie di cuccioli sembrano scattare in direzione opposta. (G.Schirò)


VATICINIO XIII
Prehonoratio concordia erit

Un grande angelo pone la tiara sul capo al papa, che la riceve in atteggiamento devoto. (G.Schirò)



VATICINIO XIV
Occasio bona vendentium sacra cessabunt

Il pontefice è sotto un arco, con un libro nella mano sinistra. Dietro a lui angeli. Dai suoi lati, in basso, due cani si rivolgono in direzione opposta. Il volto del pontefice è abraso. (G.Schirò)



VATICINIO XV
Reverentia devotio augmentabitur

Il papa tiene ancora un libro nella mano sinistra. Con la destra tiene la tiara, quasi nello stesso atteggiamento del Vaticinio XII. (G.Schirò)



CONCLUSIONE
Corona superbiae

La scritta esplicativa riporta un versetto di Daniele (4,13)  Il suo cuore cessi di essere il cuore di un uomo, e un cuore di bestia gli sia dato, e sette tempi passino su di lui. Una bestia avente corpo di cavallo e testa umana coronata è diretta a sinistra, ma si volge a guardare indietro. (G. Schirò)

Le sedici illustrazioni a colori sono tratte dal prezioso codice miniato che si conserva nella nostra biblioteca comunale, già appartenuta ai benedettini, intitolato Vaticinia pontificum. Contiene la serie più antica delle quindici profezie sui pontefici, che aveva origine da una rielaborazione di oracoli greci del sec. IX, attribuiti all'imperatore di Costantinopoli Leone il Saggio e derivati, a sua volta, da oracoli più antichi. Le profezie sui pontefici appartengono alla vasta letteratura oracolista medievale che ricorre spesso al simbolismo per esprimere le proprie attese politiche in cui si riflettevano le ansie di giustizia e di bene, assai spesso soffocate dal papato immerso negli interessi terreni. Il fatto che questo manoscritto, pur essendo in ottimo stato, presenta le impronte di un uso assiduo, ci dimostra che presso i benedettini di Monreale penetravano assai profondamente gli influssi di quelle correnti spiritualistiche, non sempre ortodosse, che serpeggiavano nelle chiesa. Prova di un superamento di visioni anguste o dell'ascolto di voci di fronda? E' poco per arrivare a conclusioni.
Ma è certo che il nostro codice è uno dei più antichi e forse il più bello. Con ogni probabilità esso nacque nella Francia settentrionale, intorno all'anno 1300, forse sotto Celestino V. Ad ogni vaticinio corrisponde una illustrazione, l'ultimo ne ha però due. Più che al contenuto delle profezie la nostra attenzione va all'elevato pregio artistico delle illustrazioni che rivela una autentica ingenuità e le fanno apparire di una modernità impressionante. Scrive infatti Angela Daneu Lattanzi:  I colori sono vivaci, distribuiti con senso di armonia spaziale. Si notino i volti, in generale graziosi e feminei e disegnati con finezza, dalle acconciature eleganti; i riccioli sono accuratamente distribuiti sulla massa dei capelli, ch'è di un biondo leggero. Una sola linea di carminio colora le guance. Il resto delle carni è di biacca.

Prof. Giuseppe Schirò


(Queste immagini sono state tratte dal  libro dello storico G. Schirò "Monreale Capitale Normanna" pubblicato a Palermo nel 1978. 
Appartengono al  codice miniato "Vaticinia pontificum" conservato presso la Biblioteca Comunale "Santa Maria La Nuova" - fondo antico - di Monreale )